I viandanti

Il cardinale era nato in una famiglia povera, di nobili origini e di buon nome: la scelta del convento era dunque stata una necessità  più che una vocazione. Egli credeva comunque fermamente in Santa Romana Chiesa e non aveva dubbi; aveva sempre svolto con estrema diligenza e senza fatica il ruolo che gli era stato assegnato in questa vita: Era stato questo suo atteggiamento a fargli salire con continuità  gli scalini della gerarchia ecclesiastica fino all’attuale incarico di delegato del Santo Padre per la difesa dell’ortodossia.
Dati i tempi, l’incarico non richiedeva doti particolari ma, anche se l’eresia era una mala erba ormai poco diffusa, si trattava pur sempre di una carica che comportava una certa dose di potere, se non altro per la sua vicinanza al soglio pontificio.
Il cardinale aveva ora terminato le sue preghiere e un giovane chierico entrò con la colazione; posò il vassoio, accese il fuoco nel camino e si ritirò in silenzio.
Faceva freddo e il cardinale si sedette volentieri vicino al fuoco e bevve con piacere un primo, lungo sorso di latte bollente.
Quando era stato un giovane frate e poi un giovane priore, il fuoco non era mai stato acceso nella sua cella, nemmeno nelle più rigide giornate d’inverno e i suoi piedi erano sempre stati nudi, anche quando la neve copriva il cortile del chiostro e la terra dell’orto e dei prati intorno era ben dura. Ora era un uomo anziano, anche se di buona salute, e trovava giusto essere al caldo oggi, come aveva trovato giusto il freddo di allora. In verità  non c’era alcunché del suo passato, o del presente, che gli fosse mai parso ingiusto, e questo gli era di grande conforto. ………………………………………………….

…………………………………………………………………………….Alcune notti fa il cardinale aveva fatto un sogno assai curioso: una stella gli appariva, più viva delle altre nel profondo cielo della capitale, egli ordinava di seguirla verso oriente. Al cardinale non capitava spesso di sognare e questa immagine notturna aveva blandamente turbato il suo risveglio………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

Una folla festosa si accalcava nella larga piazza, invadeva le strade adiacenti, si stringeva intorno a loro che andavano a esplorare luoghi ove nessuno prima era stato, per raggiungere alla fine il misterioso Impero d’Oriente. L’intera città era in festa fin dalla sera precedente: migliaia e migliaia di persone, nobili e popolani, artigiani e commercianti avevano indossato le loro vesti migliori e abbandonato le proprie case fin dalla prima alba. Quando l’astro nascente tinse di rosa i lividi colori dell’al­ba fu a tutti chiaro che le predizioni degli aruspici sarebbero state favorevoli: il viaggio sarebbe stato benedetto dagli dei  ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….Il tempo immortale a cavallo degli infiniti anni, rimasto quasi fermo dalla partenza dei due eroi, riprese il suo corso riguada­gnando ciò che aveva perduto. Incalzati dalla sua corsa i resti della sfortunata spedizione, corrosi e frantumati, lacerati e di­strutti e finalmente ridotti a polvere si confusero con il grigio, spoglio lastricato della gran piazza.

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